Poco conosciuto, altrettanto poco considerato, il rapporto tra la voce e il pavimento pelvico apre una inedita, quanto efficace, strada per affrontare la vulvodinia. Ne parliamo, partendo anche dalla sua esperienza personale, con Barbara Schera Vanoli, Somatic Vocal Coach, fondatrice del Metodo VocalBody-Sphere®️, sul web come @lavocalcoach_olistica.
Prima di entrare nel vivo della questione, definiamo cosa è la voce.

È molto più di quanto siamo abituati a pensare: è una funzione complessa che emerge dall’interazione tra corpo, esperienza emotiva e assetto globale della persona. E’ l’espressione della nostra condizione fisica, mentale ed emotiva, modellata dall’organizzazione corporea nel suo insieme. Ogni voce porta con sé la storia del corpo e della persona che la genera: postura, tono muscolare, modalità respiratorie, risposte di adattamento allo stress e agli stimoli ambientali. In questo senso, la voce è un indicatore molto sensibile del nostro equilibrio, fisico ed emotivo, e riflette il modo in cui l’organismo nel suo insieme si relaziona al mondo.
Dove si può “leggere” il rapporto tra voce e corpo?
Tensioni croniche, schemi motori rigidi, pattern disfunzionali, blocchi o “bolle” emotive trattenute si manifestano inevitabilmente anche nella voce, che può risultare compressa, imbrigliata, senza corpo, poco risonante, instabile o facilmente affaticabile. Il corpo influenza la voce e la voce influenza a sua volta il corpo, in una dinamica che si può definire circolare.
Una voce rigidamente controllata, spinta o trattenuta può infatti rinforzare a sua volta schemi di rigidità corporea, creando compensazioni che coinvolgono, ad esempio, il respiro, la mandibola, il collo, i diaframmi e il bacino.
Voce e corpo dialogano in modo continuo, influenzandosi reciprocamente sul piano funzionale. Intervenire su uno dei due poli significa sempre, direttamente o indirettamente, incidere anche sull’altro.
Andiamo nello specifico: esiste quindi una relazione diretta tra voce e pavimento pelvico?
Certo, troppo spesso sottovalutata. Nel mio percorso personale e professionale, un nodo di svolta è stato proprio lo studio e il lavoro che ho portato avanti sulla connessione tra voce e pavimento pelvico, in seguito a una diagnosi di ipertono pelvico e vulvodinia.
Questa esperienza mi ha spinta a interrogarmi in modo profondo sul funzionamento del mio corpo e sulle connessioni che, fino a quel momento, non erano state considerate in modo integrato.
Ho iniziato così ad approfondire le relazioni funzionali tra bacino, pavimento pelvico, diaframmi, mandibola, laringe, corde vocali, psoas e altri distretti, osservandoli non come elementi separati, ma come parti di un unico sistema che si influenzano a cascata, proprio come all’interno di una Sfera. In questa visione, una tensione o una disfunzione in un punto del sistema tende a ripercuotersi sull’equilibrio complessivo, modificando il modo in cui il corpo si organizza e risponde.
Attraverso pratiche di consapevolezza corporea, esplorazioni somatiche, tecniche di rilascio delicato, micro-movimenti e lavoro vocale integrato, ho potuto non solo risolvere la mia problematica, ma trasformare profondamente il modo di abitare il corpo e la voce. Questa esperienza diretta è diventata il fondamento del metodo somatico-sistemico che ho creato, il VocalBody-Sphere®: la voce è parte integrante ed espressione diretta della Sfera di ogni individuo, intesa come sistema vivo e dinamico, in cui corpo, voce e dimensione interiore dialogano continuamente.
Per quello che ho osservato, sia a livello personale che professionale, ritengo che il focus di attenzione non debba essere posto esclusivamente su un singolo distretto isolato, ma su un setting corporeo globale che nel tempo può essere diventato disfunzionale. Il primo passo è quindi comprendere e leggere la Sfera complessiva della persona, per poi intervenire cercando di interrompere un circolo vizioso che, per effetto domino, coinvolge anche il pavimento pelvico, e favorire l’innesco di un circolo virtuoso che coinvolga progressivamente l’intero sistema.
Si può capire che esistono disfunzioni a livello pelvico ascoltando la voce?
Ascoltare la voce significa osservare il funzionamento globale della persona in un determinato momento, cogliendone equilibri, compensazioni e possibilità di trasformazione. Quando ascolto qualcuno parlare e/o cantare capisco se ci sono contratture, zone tese, blocchi, dolori; spesso capisco se c’è ipertono del pavimento pelvico solo dalla qualità della voce parlata. Sul canto è ancora più evidente perchè la voce solitamente manca di armonici e frequenze medio-basse.
Nel lavoro con le persone, che si tratti di canto o di percorsi corporei, ho osservato che un pavimento pelvico in ipertono si accompagna frequentemente a una ridotta elasticità di altri distretti, come una laringe rigida, talvolta un eccesso di tensione sovraglottica, un diaframma toracico poco mobile e psoas accorciati o ipertonici.
In questi casi, corpo e voce tendono a esprimere una minore fluidità complessiva, il bacino risulta “compresso” e la colonna vertebrale presenta una ridotta flessibilità.
Partendo da questa consapevolezza si può agire in modo sistemico puntando al riequilibrio progressivo di questa rete di connessioni profonde per generare cambiamenti significativi.
Il dialogo tra pavimento pelvico e voce è quindi bidirezionale?
Assolutamente sì, a patto di pensare questa bidirezionalità all’interno di una visione sistemica del corpo. Favorire un riequilibrio del tono del pavimento pelvico può avere effetti significativi sulla qualità vocale: quando l’ipertono si riduce, la voce tende a diventare più libera, stabile, sostenuta e ad avere più corpo. Nel canto, questo si traduce spesso anche in una maggiore ricchezza timbrica e in un accesso più fluido a diverse zone del range vocale.
Allo stesso modo, un lavoro vocale condotto in modo consapevole e integrato può agire indirettamente anche sulla zona pelvica, contribuendo a ridurre tensioni profonde e a migliorare l’organizzazione complessiva del tono muscolare.
Per incidere realmente sull’ipertono del pavimento pelvico e sulla qualità della voce, è spesso necessario intervenire su aree apparentemente “distanti”, come, ad esempio, il diaframma toracico, la zona sternale, i piccoli pettorali, la laringe, la mandibola, il bacino e gli psoas.
Agendo su questi distretti si può innescare un circolo virtuoso a catena, che gradualmente modifica l’assetto globale del corpo e aiuta anche il pavimento pelvico a uscire da una condizione di difesa e iper-attivazione.
Lavorare sulla voce, quindi, come dimostra la sua esperienza personale, può rappresentare un valido supporto in caso di vulvodinia?
Sì, può essere un ottimo supporto integrativo. Utilizzare la voce in modo sicuro, graduale e rispettoso, anche come strumento che favorisca processi di rilascio, può aiutare la persona a ridurre schemi di controllo e trattenimento che spesso accompagnano il dolore cronico, favorendo una miglior percezione e una relazione più fiduciosa con il proprio corpo.
Come si svolge in pratica un incontro, in presenza di ipertono del pavimento pelvico?
Ogni storia, ogni voce e ogni corpo sono a sé: non esiste un iter predefinito, il percorso viene costruito di volta in volta in modo personalizzato, all’interno di uno spazio sicuro in cui nulla viene forzato, partendo sempre dall’ascolto e dall’osservazione globale della persona. Non si lavora mai direttamente “sul sintomo”, ma sul funzionamento complessivo del sistema corpo-voce: l’obiettivo non è intervenire su un singolo distretto, ma sul sistema nel suo insieme per favorire una riorganizzazione del setting corporeo globale.
In presenza di ipertono del pavimento pelvico, l’approccio è particolarmente graduale e orientato alla sicurezza: si privilegiano esercizi di percezione corporea, respirazione non forzata, tridimensionale e completa, suoni semplici e non performativi, che accompagnano la persona fuori da modalità di controllo e trattenimento, senza forzature.
La voce e il corpo diventano così strumenti di esplorazione e di ascolto, non di prestazione. L’obiettivo non è “fare di più”, ma creare le condizioni perché il corpo possa progressivamente lasciar andare ciò che trattiene, ritrovando maggiore elasticità, fiducia e possibilità di autoregolazione.
Importante è che la persona possa percepire in modo concreto ciò che accade durante l’incontro. Anche quando i cambiamenti sono sottili, la possibilità di riconoscere una differenza reale, un dettaglio corporeo, una diversa qualità di presenza o di voce, è molto importante. Questa percezione aiuta la persona a restare motivata, perché ciò che avviene non resta astratto, ma diventa esperienza