Tecarterapia, un valido supporto in caso di vulvodinia

La tecarterapia fa parte dell’insieme articolato di trattamenti che si possono approntare per farsi carico di una problematica difficile e complessa come la vulvodinia. Conferma la dottoressa Cinzia Pajoncini, ginecologa a Roma. «Si tratta di un intervento innovativo che si rivela efficace nell’affrontare tutte quelle condizioni multifattoriali che interessano la zona pelvica, responsabili di un dolore persistente e legate a un complesso articolato di problematiche infiammatorie, muscolari, neurologiche e psicologiche.

Tecarterapia: di cosa si tratta

Cinzia Pajoncini
Dott.ssa Cinzia Pajoncini

Nota anche semplicemente come TECAR, la tecarterapia è una metodica non invasiva che impiega la radiofrequenza monopolare per indirizzare calore nei tessuti, sui punti da trattare. «Questo calore endogeno, che non viene applicato dall’esterno ma generato all’interno del corpo dal campo elettromagnetico prodotto dall’apparecchio, favorisce i processi di riparazione cellulare, allevia il dolore e riduce l’infiammazione» spiega la ginecologa. In particolare, la tecarterapia si avvale di due diverse modalità di funzionamento che in genere vengono utilizzate in successione.

1) Modalità capacitiva.  Utilizza un elettrodo isolato rivestito di materiale isolante che trasferisce energia solo ai tessuti superficiali molli come pelle, mucosa e vasi sanguigni. Stimola la microcircolazione e favorisce il metabolismo cellulare: viene quindi impiegata nella fase iniziale del trattamento per ridurre l’infiammazione e preparare i tessuti agli interventi successivi.

2) Modalità resistiva. Impiega un elettrodo non isolato, cioè non rivestito, per fare in modo che l’energia arrivi e si concentri nei tessuti più profondi e resistenti come muscoli, fasce, legamenti. L’effetto termico intenso che produce stimola la riparazione tissutale, allevia l’ipercontrazione, lenisce il dolore muscolare.

Perché funziona in caso di vulvodinia

«In una condizione di dolore cronico, con bruciore, difficoltà ai rapporti e seria compromissione della qualità di vita, la tecarterapia rappresenta un’opzione terapeutica di sicura efficacia» commenta la dottoressa Pajoncini. Questi i suoi punti di forza:

  • riduce il dolore: l’effetto analgesico del calore agisce sulla sensibilizzazione dei nervi pelvici, riducendola e attenuando sensibilmente le sensazioni dolorose.
  • migliora la circolazione sanguigna e linfatica: favorisce l’apporto di ossigeno e di nutrienti ai tessuti pelvici, accelerando i processi di guarigione. Stimola inoltre il drenaggio.
  • rilassa la muscolatura: interviene sulle contratture e sull’ipertono del pavimento pelvico, due situazioni spesso associate al dolore cronico. In più migliora l’elasticità dei tessuti che risulta limitata dal dolore cronico, provocando, in un circolo vizioso, ulteriore dolore.
  • agisce sull’infiammazione: è uno dei fattori che contribuiscono al permanere e all’aggravarsi del dolore. Ridurre l’infiammazione e promuovere i processi di guarigione naturale rappresenta un ulteriore passo verso una sensibile attenuazione della sintomatologia dolorosa cronica.
  • rigenera i tessuti: il calore favorisce la riparazione dei tessuti danneggiati e infiammati, contribuendo a un recupero funzionale più rapido. plus

I plus della tecarterapia

La tecarterapia, oltre all’efficacia, elemento in ogni caso basilare nella valutazione di una terapia, vanta anche altri punti a favore. «Innanzitutto non è invasiva e le sedute sono del tutto indolori, adatte quindi anche alle donne più sensibili» spiega l’esperta.

Durante la seduta si percepisce una piacevole sensazione di calore che da più vivace nella prima fase del trattamento in modalità capacitiva diventa meno intensa in modalità resistiva dal momento che l’energia si concentra nei tessuti più profondi, meno ricchi di acqua.

Ulteriore vantaggio della tecarterapia è la rapidità d’azione: sono molte le donne a riferire un sollievo già dalle prime sedute anche se il massimo dei benefici si ottiene con un ciclo completo di 10-12 sedute.

Anche in combinazione

«Tra i punti di forza della tecarterapia va annoverato il fatto di poterla associare ad altre terapie in un approccio multidisciplinare che risulta efficace per affrontare un quadro complesso come quello della vulvodinia» continua la ginecologa.
La combinazione che si rivela particolarmente adatta alla riduzione del dolore risulta essere quella che vede lavorare in sinergia la tecarterapia con la fisioterapia del pavimento pelvico.

«La tecarterapia prepara i tessuti, riducendo il dolore e l’infiammazione, rilassando e scaldando i muscoli così da rendere la fisioterapia più tollerabile ed efficace anche per le donne con una forte sintomatologia dolorosa. Al tempo stesso le manipolazioni lavorano direttamente sui punti di tensione dei muscoli del pavimento pelvico, rilassandoli e migliorandone la funzionalità, consolidando i benefici ottenuti».

Le due terapie, usate in contemporanea nel corso del trattamento, si completano quindi a vicenda portando a una riduzione significativa del dolore già dopo poche sedute, all’acquisizione di una maggior consapevolezza del proprio corpo, a un recupero della funzionalità sessuale e ad un netto miglioramento della qualità di vita.

Come avviene una seduta

«Per affrontare la vulvodinia è sempre necessario approntare un protocollo personalizzato» commenta la dottoressa Pajoncini. «In base alla gravità del quadro e alla presenza di sintomi correlati, si valuta il numero di sedute di tecarterapia associata a fisioterapia del pavimento pelvico necessario per arrivare a una riduzione del dolore, innanzitutto, e nel tempo a un miglioramento del quadro generale».

Ogni sessione terapeutica, che dura in media 40/50 minuti, si articola in tre fasi:

1) tecarterapia: si inizia con la modalità capacitiva per aumentare la vascolarizzazione nella zona vulvare, accelerando i processi di guarigione e riducendo l’infiammazione del tessuto. Si prosegue con modalità resistiva utilizzando una sonda endovaginale, che produce il calore endogeno necessario per rilassare i piani fasciali e muscolari profondi. Un passaggio chiave che prepara i tessuti muscolari e connettivali per le successive applicazioni manuali e per l’esecuzione di esercizi attivi, rendendo il trattamento più efficace.

2) manipolazioni perineali e tecarterapia: successivamente si interviene manualmente per sciogliere le contratture e alleviare le tensioni muscolari profonde mediante manovre di manipolazione dei tender e trigger points, continuando a trattare in contemporanea l’area vulvare con l’elettrodo capacitivo.

3) esercizi di rieducazione: nel corso di tutta la seduta vengono illustrati esercizi attivi che servono a rieducare il pavimento pelvico attraverso la respirazione diaframmatica, ad esempio, e il corretto comando perineale di contrazione e rilassamento.

Perché diano beneficio, è fondamentale che le sessioni vengano guidate da personale esperto in grado di valutare anche eventuali controindicazioni alla tecarterapia come la presenza di infezioni acute o di patologie oncologiche in atto. La tecarterapia non è adatta inoltre ai portatori di pacemaker e di altri dispositivi elettronici nonché alle donne in attesa.