Vulvodinia: le cause che non ti aspetti

Quando si parla di vulvodinia si tende a pensare subito a un problema localizzato nella zona intima. «Non sempre è così», spiega Nicoletta Carai, fisioterapista e osteopata, riabilitatrice del pavimento pelvico, specializzata in salute intima femminile e dolore pelvico. «Esistono numerose cause indirette che possono influenzare la funzionalità del pavimento pelvico e contribuire alla comparsa del dolore. Per questo è bene, appena appaiono i primi sintomi, rivolgersi a un professionista specializzato. È fondamentale capire da quanto tempo è presente il dolore, se è iniziato in seguito a un evento, se è unilaterale o bilaterale, se compare spontaneamente o è provocato da qualcosa (per esempio da vestiti stretti o in seguito a rapporti sessuali). Dall’anamnesi possiamo raccogliere informazioni che aiutano a individuare la vera causa del disturbo».

 Le cause meno note

Nicoletta Carai
Dott.ssa Nicoletta Carai

Vulvodinia e intestino

Una delle cause “insolite“ più frequenti di vulvodinia è la disfunzione intestinale. In un sondaggio online condotto su 1250 donne negli Stati Uniti, è stato riscontrato che le donne con alterazioni intestinali presentano una maggiore prevalenza di disturbi vulvovaginali, rispetto alle altre. «Intestino e vagina condividono una stretta relazione», conferma la dottoressa. «La flora batterica intestinale è fortemente collegata a quella vaginale.

Un’infiammazione intestinale può alterare l’equilibrio della flora vaginale, modificare le mucose e favorire la comparsa di dolore. Inoltre, una disfunzione intestinale può determinare un’alterazione dell’alvo, per esempio stitichezza, che può essere causa o conseguenza di un ipertono del pavimento pelvico, cioè una condizione in cui la muscolatura pelvica è eccessivamente contratta. Ricordiamo che alcuni muscoli pelvici sono in intima relazione con il retto.

In generale, l’aumento di tensione muscolare del pavimento pelvico (ipertono pelvico) è una delle cause di ischemia dei tessuti, cioè una riduzione della vascolarizzazione e dell’ossigenazione della zona, che alimenta ulteriormente l’infiammazione e il dolore».

Vulvodinia e postura

Anche le alterazioni posturali possono influire sul pavimento pelvico ed essere tra le cause di dolore vulvare: i muscoli del pavimento pelvico lavorano in sinergia con i muscoli posturali della colonna, l’addome e il diaframma, per mantenere un buon equilibrio posturale. Spiega la dottoressa Carai: «Se uno di questi distretti muscolari non funziona correttamente, come per esempio in presenza di un ipotono (diminuzione del tono) addominale, il pavimento pelvico può compensare aumentando la propria contrazione. Nel tempo questo può modificare il tono muscolare della zona pelvica e contribuire al dolore, determinando un circolo vizioso».

Vulvodinia e osso sacro

Un’altra delle cause a distanza di vulvodinia è il blocco dell’osso sacro. «L’utero è collegato al sacro tramite i legamenti utero-sacrali: se il sacro è poco mobile o in disfunzione, può esercitare trazione sull’utero», afferma Carai. «Ogni stimolazione dell’utero, per esempio durante i rapporti sessuali penetrativi o durante le mestruazioni, può generare dolore e quindi infiammazione locale. Questo, a sua volta, può provocare una reazione di difesa della muscolatura pelvica, che si contrae ulteriormente alimentando l’infiammazione».

Il ruolo della fisioterapia

La vulvodinia richiede sempre un approccio multidisciplinare: l’obiettivo è creare un percorso che tenga conto sia delle cause locali sia di quelle a distanza. In questo contesto, il fisioterapista specializzato nella riabilitazione del pavimento pelvico può rappresentare una figura importante: valuta il tono muscolare, la funzionalità, la presenza di ipertono o ipotono, eventuali compensi posturali e imposta un programma personalizzato. «L’obiettivo è ottenere una muscolatura tonica ma elastica, capace di contrarsi e rilassarsi in modo fisiologico», spiega l’esperta. Una muscolatura troppo contratta può favorire congestione vascolare e ridotta ossigenazione dei tessuti (ischemia), condizioni che alimentano lo stato infiammatorio e possono contribuire a problematiche come la vulvodinia.

Il passo successivo è la rieducazione al lavoro in sinergia con il complesso addomino-lombo-pelvico. Addominali, diaframma e muscoli della colonna lavorano insieme al pavimento pelvico per garantire stabilità, postura e una corretta gestione delle pressioni interne. Dopo un periodo prolungato di disfunzione, il pavimento pelvico tende a “tornare” alle vecchie abitudini motorie, per questo è necessario insegnare nuovamente uno schema di movimento corretto.

Il fisioterapista illustra alla donna esercizi mirati di core stability, respirazione, controllo motorio e movimento consapevole, affinché impari ad utilizzare in modo armonico tutte le strutture coinvolte. L’obiettivo è rendere la persona con vulvodinia parte attiva della propria guarigione, fornendole gli strumenti per mantenere in autonomia un buon tono muscolare e una funzionalità stabile nel tempo».

Più cause, più specialisti

Non esiste un protocollo universalmente valido per la vulvodinia, applicabile a tutte le persone. Oltre alla riabilitazione del pavimento pelvico, l’approccio corretto prevede un intervento che tenga conto di tutte le cause:

1) un’eventuale modifica dello stile alimentare, anche con il supporto di un nutrizionista, soprattutto quando sono presenti disturbi intestinali

2) il miglioramento della postura attraverso la fisioterapia e della mobilità delle strutture correlate al bacino, con l’osteopatia: l’osteopata può intervenire su tutte quelle strutture, come bacino, colonna, diaframma, nervo vago e osso sacro, la cui funzionalità influisce direttamente o indirettamente sul pavimento pelvico; ripristinare la mobilità di queste zone può ridurre tensioni, compensi e meccanismi che alimentano il dolore

3) un supporto ginecologico per ripristinare la salute delle mucose vaginali e trattare eventuali condizioni associate.