Esiste una forma di vulvodinia che può essere scambiata per vaginismo, che è la paura di avvertire dolore durante la penetrazione. Si tratta della vestibolite vulvare o provocata, una variante specifica della vulvodinia in cui il dolore è localizzato a livello del vestibolo, cioè dei tessuti posti all’ingresso della vagina. Vediamo come distinguere le due condizioni e come si trattano.
Vulvodinia e vaginismo: le cause

È possibile differenziare vaginismo e vulvodinia in base ai sintomi? «In entrambe le patologie si può rilevare un muscolo ipertonico o di difficile esplorazione, ma anche ben distinte, per questo, per una diagnosi differenziale, è fondamentale l’esame obiettivo del medico», risponde Valentina Pecorari, urologa specialista in salute del pavimento pelvico, vulvodinia e incontinenza. «La causa, innanzitutto, è molto diversa: una è di origine psicologica, l’altra deriva da un’alterazione dei nervi locali che provocano dolore al tocco. Sebbene in entrambe è facile trovare un muscolo del pavimento pelvico molto contratte, è importante eseguire una diagnosi differenziale perché le cure sono diverse».
Il vaginismo
Prosegue la dottoressa: «Il vaginismo, che colpisce lo 0,51% delle donne fertili, indica la persistente difficoltà della donna ad accettare la penetrazione vaginale, del pene, di un dito o di un oggetto nonostante il desiderio di farlo. Sono presenti inoltre spesso l’evitamento e una paura anticipatoria del dolore. Il vaginismo è quindi una causa psicogena del dolore ai rapporti, che determina, secondariamente, uno spasmo muscolare del muscolo elevatore dell’ano. È una fobia della penetrazione, che può variare a seconda di situazioni, livelli di ansia, qualità del rapporto con il partner.
Nella forma di primo e secondo grado, lo spasmo è moderato e la penetrazione è possibile, anche se dolorosa. In questo caso, il vaginismo è una condizione primaria che, però, tende a peggiorare con il tempo per le micro abrasioni che possono scatenare una risposta infiammatoria cronica, contribuendo all’insorgenza della vestibolite vulvare.
Quando si raggiunge il terzo o quarto grado, invece, lo spasmo muscolare è così serrato da rendere la penetrazione impossibile. La fobia della penetrazione scatena un vero e proprio stress neurovegetativo, accompagnato da sintomi come vasocostrizione, brividi, tachipnea, paura, angoscia, fame d’aria».
La vulvodinia
La vulvodinia è invece una sindrome da dolore neuropatico, in cui i nervi avvertono come doloroso uno stimolo che non dovrebbe esserlo (allodinia). «Il dolore, nella vestibolite vulvare, può essere spontaneo, ma anche solo provocato: in questo caso, la donna sente dolore quando prova a inserire dei tamponi o avere rapporti», illustra l’esperta. «In questo caso non c’è fobia della penetrazione: la donna percepisce un dolore a cui può seguire uno spasmo di difesa, un “riflesso al dolore” che la donna sente, che quindi è secondario».
La diagnosi differenziale
Non esistono esami specifici per il vaginismo, mentre il test standard per la vulvodinia è lo swab test. «Consiste in uno stimolo normalmente non doloroso, che la donna avverte come più o meno doloroso o semplicemente urente (come un bruciore)», spiega la ginecologa.
«Ai fini diagnostici, tuttavia, è importante osservare innanzitutto la reazione al pensiero della visita e dell’esplorazione: una donna con vaginismo inizia spesso a contrarsi prima ancora dell’esame, anche dopo le rassicurazioni dello specialista (che spiega sempre come la prima fase dell’indagine diagnostica consista in un esame solo esterno). Le donne con vaginismo cominciano ad avere le contrazioni già all’idea o all’avvicinamento del dito esploratore. Dall’altro lato, la donna con vulvodinia può temere il dolore, ma contrarrà il muscolo invece solo dopo aver percepito il dolore».
Le cure
Anche il protocollo di cure cambia. «La terapia del vaginismo deve iniziare sempre con la terapia psicologica», conclude la dottoressa Pecorari. «Solo successivamente, si avvarrà di riabilitazione del pavimento pelvico, per imparare a conoscere il muscolo e evitare le contrazioni riflesse. Eseguendo solo la riabilitazione, si potrebbe avere l’effetto contrario».
Una delle analisi più recenti conferma che gli approcci multidisciplinari (combinazione di terapia fisica e psicologica) hanno il tasso di successo più alto (circa 86%). «La donna con vulvodinia e ipertono del pavimento pelvico inizierà invece con terapia antalgica per l’ipersensibilità nevralgica e la riabilitazione del pavimento pelvico. La terapia psicologica servirà solo nei casi in cui il dolore comprometta la qualità della vita o i rapporti sentimentali e sessuali».