La vulvodinia spiegata a lui

Si dice che per capire davvero un dolore sia necessario provarlo. Ma allora: cosa potresti comprendere tu, uomo, di una malattia come la vulvodinia, che colpisce solo le donne? È difficile entrare in un’intimità così profonda, un luogo dove spesso la sofferenza viene nascosta quasi per pudore. Eppure, dare voce a questo dolore può aiutarti ad avere una consapevolezza più reale di ciò che vive la tua compagna.

Se ancora non ti è chiaro che cosa sia questa patologia, o se lei fatica a trovare le parole per spiegartela, leggi ciò che segue: potrebbe aiutarti a liberarti di molti luoghi comuni sulla vulvodinia—luoghi comuni in cui, senza volerlo, potresti essere caduto anche tu.

Cosa “non è” la vulvodinia

NON è una finta malattiaÈ vero: viene definita una patologia “invisibile”, ma solo perché il dolore cronico non è immediatamente visibile dall’esterno. Se però osservi con attenzione—non con uno sguardo rapido, ma con presenza—i segni si vedono: il volto contratto, la difficoltà a camminare, il modo in cui il corpo si protegge.

E se ancora ti sembra difficile da capire, considera questo: la vulvodinia è invisibile solo per le istituzioni, che non la riconoscono ancora come malattia cronica invalidante. Questo significa cure costose, percorsi complessi e un peso enorme sulle spalle delle donne… e anche sulle vostre vite insieme.

NON è tutta nella sua testa. Ancora troppo spesso perfino i medici liquidano la vulvodinia come un disagio psicologico, solo perché non ha subito una causa organica evidente. Questo spinge molte donne a sentirsi quasi colpevoli, come se il loro dolore fosse “immaginato”. Ma sappi che la sofferenza è reale. Può avere componenti psicologiche—come qualunque dolore cronico—ma ha diverse cause fisiche che devono essere indagate con serietà per arrivare a una diagnosi corretta. È importante che tu lo sappia… perché il tuo sostegno in questa fase è fondamentale.

NON è una scusa per evitare i rapporti. La vulvodinia non è il classico “mal di testa”: il dolore è così intenso che anche un semplice sfioramento può essere insopportabile, mentre la penetrazione viene vissuta come qualcosa di drammatico, a volte perfino impensabile. Non è una scusa per non fare sesso: è un reale impedimento.E se per te può essere difficile affrontare questo tema, parlarne insieme con un sessuologo può diventare uno spazio sicuro e utile per entrambi.

NON è un problema di relazione. Molte donne si sentono dire da professionisti poco informati che, se il rapporto sessuale fa male, allora “c’è qualcosa che non va nella coppia”. È un’affermazione ingiusta, che scarica sul legame responsabilità che appartengono solo al dolore fisico. Perciò tienilo bene a mente: non si può fare sesso non perché manchi amore o intesa, ma perché il dolore glielo impedisceE se questo dato oggettivo non viene accettato, allora sì che la relazione può essere messa in discussione—ma non da te: da lei, per proteggersi.

NON è un problema che può affrontare da sola. Forse pensi che, trattandosi di un dolore così intimo, tu debba restare “ai margini”, lasciarle spazio e non interferire. In parte è comprensibile: la vulvodinia tocca una zona delicata, fisicamente ed emotivamente. Ma sappi che non è un percorso che una donna dovrebbe essere costretta a vivere da sola. La tua presenza non risolve il dolore, certo, ma può alleggerirne il peso.

Essere disposto ad ascoltare senza giudicare, a credere al suo dolore senza minimizzarlo, a sostenerla nelle giornate difficili o negli appuntamenti medici, è qualcosa che fa la differenza. Non servono soluzioni immediate né gesti eroici: serve il tuo esserci, con pazienza, rispetto e costanza. Perché questa non è solo la sua battaglia: è una realtà che, volenti o nolenti, coinvolge entrambi. E affrontarla insieme può trasformare la sofferenza in un terreno di maggiore vicinanza, complicità e fiducia.

NON è un “senza fine”. La vulvodinia non è un destino a cui ci si deve rassegnare. È importante che lo ricordi anche tu: davanti a diagnosi lente, cure che non funzionano subito, momenti di peggioramento, è facile perdere la speranza… e rischiare di non offrire più quel sostegno prezioso di cui lei ha bisogno.

Ma dal tunnel della sofferenza si può uscire. Con fatica, con lentezza, ma si può. Trovare il medico giusto—o meglio, un’équipe che segua l’intero percorso—e armarsi di pazienza è fondamentale. E farlo insieme può rendere il cammino meno pesante, e riportare luce anche nella relazione.