Più ci si addentra nella patologia, più ci si rende conto di quanto il quadro della vulvodinia sia complesso e di quanto l’affrontarla necessiti di un piano di cura che si muova su diversi fronti. È solo una collaborazione fruttuosa tra diverse dimensioni di intervento che consente infatti di giungere al miglioramento e alla risoluzione di una problematica che impatta fortemente sulla vita delle donne che ne sono affette.
Cosa è la mindfulness

In un contesto di cura dove terapie fisiche e psicologiche lavorano spesso fianco a fianco, anche la mindfulness trova un suo spazio di intervento nel trattamento della vulvodinia. Prima di entrare nello specifico, in ogni caso, è necessario innanzitutto chiarire di cosa si stia parlando. «La mindfulness è un metodo che si basa sulla meditazione di consapevolezza: ha come obiettivo quello di portare all’autoconoscenza così da migliorare la qualità della vita fornendo gli strumenti per affrontare da una prospettiva diversa gli eventi, anche quelli negativi e portatori di sofferenza, che si possono incontrare sul proprio cammino».
Lo spiega Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta, Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale SCINT aut miur 2008 di Roma, docente presso Università Lateranense, Presidente Istituto Italiano Mindfulness Interpersonale, membro del direttivo Federmindfulness nonché autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative sulla mindfulness. «Le pratiche di mindfulness aiutano quindi a restare connessi con il momento presente allentando lo stress e amplificando il benessere».
I benefici della pratica di consapevolezza
Sono i benefici stessi attribuiti alla mindfulness, e comprovati da ormai quarant’anni di studi, a delineare un rapporto tra le pratiche di consapevolezza e l’intervento in caso di vulvodinia. «Oltre all’impatto positivo in termini di riduzione dello stress dovuto alla presenza di una situazione fortemente invalidante, vanno presi in considerazione gli effetti neurologici della mindfulness che, oltre a cambiare pensieri e comportamenti, è in grado di creare nuovi percorsi sinaptici nel cervello in punti specifici che riguardano ad esempio la percezione del dolore, costantemente presente nelle donne che soffrono di vulvodinia» commenta l’esperta.
«Ulteriore aiuto in questa direzione arriva dal potere antinfiammatorio legato alla pratica regolare della mindfulness nonché dai riflessi positivi sulla sessualità, spesso compromessa se non addirittura negata in presenza di vulvodinia».
Analisi di un recente studio
La conferma dell’efficacia delle pratiche di consapevolezza in presenza di vulvodinia viene da un recente studio che ha visto l’azione coordinata del Dipartimento di Neuroriabilitazione dell’Università del Danubio Krems in Austria, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Medicina di Graz sempre in Austria e del Dipartimento di Psicologia Biologica e Medica dell’Università di Bergen in Norvegia.
Mentre in precedenza erano stati fatti molti studi sul ruolo della mindfulness nella riduzione del dolore cronico e sull’intervento della meditazione di consapevolezza in caso di vestibulodinia, lo studio in questione è il primo ad avere analizzato la possibilità di un intervento diretto delle pratiche di mindfulness sulle donne che soffrono di vulvodinia.
La pratica del body scan
Obiettivo della ricerca in questione era verificare l’efficacia nel trattamento della vulvodinia di un protocollo coordinato di fisioterapia del pavimento pelvico e pratiche di mindfulness, in particolare quella che prende il nome di body scan. «Si tratta dell’esercizio base in cui si incontra il corpo» spiega la professoressa Toro.
«Secondo Kabat-Zinn, fondatore del metodo della mindfulness, l’esperienza della consapevolezza fisica che si acquisisce con questo esercizio ha già di per sé un potere curativo perché insegna a venire a patti con tutto quello che c’è, anche se si tratta di un dolore: attentamente osservato, il malessere si mostra meno intenso di come lo immaginiamo. Se facciamo attenzione alla realtà del corpo, il corpo, a suo modo, ci risponde: le sensazioni mutano e anche il dolore, prima o poi, diventa meno intenso. Smettere di lottare con le sensazioni significa, in qualche modo, smettere di lottare con se stessi».
La relazione fruttuosa tra fisioterapia e mindfulness
Le partecipanti allo studio hanno ricevuto dieci sedute di fisioterapia del pavimento pelvico, considerata una delle terapie di base nel trattamento della vulvodinia che spesso si accompagna proprio a un ipertono del pavimento pelvico. Sono state inoltre invitate a seguire la pratica del body scan a casa sotto la guida di un file audio, cinque volte a settimana. I ricercatori sono partiti dal presupposto che la terapia del pavimento pelvico non sia solo una pratica riabilitativa ma rappresenti un percorso verso il riconoscimento del dolore e dei limiti che esso impone.
Una presa di consapevolezza corporea, quindi, che la pratica di mindfulness non fa che supportare alzando la soglia di accettazione del dolore anche attraverso la desensibilizzazione dei sistemi nervosi che lo generano e la riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico. La pratica del body scan audioguidata presenta il vantaggio di poter essere fatta dove e quando si preferisce e, al pari delle sessioni di fisioterapia, è d’aiuto nel migliorare il controllo su se stessi. I ricercatori hanno verificato che molte delle donne coinvolte nello studio hanno proseguito con l’attività anche a fine trattamento.
Le conclusioni
L’integrazione di un protocollo di fisioterapia del pavimento pelvico con pratiche di mindfulness è stata ben accettata dalle partecipanti allo studio e ha permesso di registrare una riduzione della condizione dolorosa e un miglioramento della funzione sessuale.
Questo anche se la pratica della scansione del corpo includeva solo pochi riferimenti specifici ai genitali e al pavimento pelvico: secondo i ricercatori studi futuri potrebbero esplorare gli effetti della pratica focalizzata sulla regione pelvica per registrare se possa essere ancora più efficace nella riduzione della sintomatologia dolorosa in presenza di vulvodinia.