Le nuove generazioni preferiscono la depilazione totale, anche nelle zone intime. Detta anche depilazione Hollywood o full brazilian, la rimozione di tutti i peli dalle zone pubiche è ormai diffusissima tra i giovani, che reputano la vulva glabra esteticamente più attraente, ma anche più igienica e salutare, influenzando anche le fasce di età più mature. Ma siamo sicuri che, dal punto di vista della salute, sia davvero così?
Depilazione totale per otto donne su 10
Se nel 2015 solo il 15% circa delle donne praticava la depilazione totale, oggi le stime per l’Italia e l’Europa indicano che circa la metà della popolazione femminile opta per la rimozione integrale dei peli pubici. Studi osservazionali indicano che oltre l’80% ha rimosso i peli pubici (almeno parzialmente) almeno una volta nella vita. Uno di questi, pubblicato su JAMA Dermatology e basato su un campione di oltre 3.300 donne americane, ha rilevato che l’84% praticava la depilazione e il 62% optava per la rimozione totale.
Sotto i 30 anni, lo stile “nudo“ è considerato ormai quasi la norma, ma anche le over 40 ne sono sempre più attratte, anche se in questa fascia di età resta più diffusa la depilazione “stile bikini” (solo i lati) o parziale. La maggior parte delle donne (83%) dichiara di depilarsi completamente per sentirsi più pulita. Sei intervistate su 10 ritengono che i genitali senza peli siano più attraenti per il partner. Una parte significativa riferisce di sentirsi più a proprio agio con abiti sportivi o costumi da bagno sgambati.
Depilazione totale e vulvodinia: quale legame?
Secondo uno studio della School of Public Health di Boston, pubblicato sul Journal of Lower Genital Tract Disease, questa pratica, così di moda oggi, potrebbe nascondere diverse insidie per la salute femminile. Secondo gli autori, il 50-70% delle donne si depila totalmente ogni settimana, spesso con metodi, come i rasoi manuali o elettrici, responsabili di microlesioni cutanee che possono causare complicazioni. I dati hanno evidenziato infatti che chi depila il monte di Venere e i genitali esterni ha un rischio più elevato di andare incontro a infiammazione e dolore cronico della regione vulvare, rispetto a chi rimuove solo i peli laterali e visibili, delimitando l’area degli slip.
I ricercatori (un gruppo di studenti della facoltà statunitense) hanno analizzato le abitudini di 213 donne tra i 18 e i 40 anni con casi di vulvodinia confermati clinicamente, confrontandole con altre 221 donne della stessa rete sanitaria e fascia d’età, ma senza dolore vulvare: è emerso che quelle che indossavano jeans o pantaloni attillati quattro o più volte a settimana, avevano il doppio delle probabilità di soffrire di vulvodinia rispetto alle altre.
Circa il 70% delle donne in entrambi i gruppi, inoltre, ha riferito di rimuovere i peli pubici, ma coloro che praticavano la depilazione totale avevano il 74% di probabilità in più di soffrire di dolore vulvare cronico, rispetto alle donne che depilavano solo la zona bikini. Rispetto a chi depilava solo la zona bikini meno di una volta al mese, quelle che effettuavano la depilazione totale settimanalmente o più spesso avevano quasi il doppio delle probabilità di manifestare la vulvodinia.
Il parere dei ginecologi
Il monte di Venere è un morbido strato di tessuto adiposo che ricopre l’osso pubico, situato nella parte inferiore dell’addome sopra i genitali esterni, che funge da scudo protettivo. La rimozione dei peli da quest’area comporta l’eliminazione della parte più visibile di questa pellicola preziosa che protegge i genitali esterni femminili. La superficie della vulva è infatti rivestita da un invisibile scudo biologico, composto da strati di cellule sovrapposte e una miscela di acqua e sebo.
La prima idrata le mucose, mentre il secondo lubrifica. Inoltre il sebo contiene feromoni (molecole rilasciate dall’organismo nell’ambiente esterno per favorire l’attrattività e la compatibilità genetica con altri individui, a scopo principalmente sessuale e riproduttivo), nonché un esercito di microrganismi benefici, che ci difende dagli agenti patogeni, e compongono il cosiddetto microbiota vulvare. Abitudini come la depilazione totale e l’igiene eccessiva possono compromettere questo equilibrio.
La ricerca scientifica evidenzia come la rimozione di tale barriera aumenti la secchezza locale, raddoppi il rischio di contrarre virus come il Papillomavirus e l’Herpes, e da germi di provenienza intestinale, come l’Escherichia coli, che causano vaginiti e cistiti, e incrementi la probabilità di sviluppare vulvodinia. Inoltre, eliminando i feromoni, si perde quell’identità olfattiva che rende unica ogni donna. Per questo motivo i ginecologi attualmente sconsigliano la pratica abituale della depilazione totale, raccomandando piuttosto di mantenere l’area “in ordine“ rimuovendo solo i peli in eccesso che spuntano dagli slip.