Vulvodinia: può presentarsi per la prima volta in gravidanza?

Alcune donne in gravidanza riportano disturbi a livello vulvare mai avvertiti prima. Bruciore intenso, secchezza, prurito, sensazione di avere dei “taglietti“, delle piccole lacerazioni, oppure delle punture di spillo o delle scosse elettriche. Vanno dal medico che, escluse altre condizioni, diagnostica la vulvodinia, un dolore di origine neuropatica, in cui cioè i nervi avvertono come doloroso uno stimolo che non dovrebbe esserlo. Spesso si tratta di vestibolite vulvare o provocata, una variante della vulvodinia in cui il dolore è localizzato a livello del vestibolo, cioè dei tessuti posti all’ingresso della vagina. Può la gravidanza a scatenare la vulvodinia? L’abbiamo chiesto a un’esperta.

Vulvodinia e gravidanza: perché succede

Valentina Pecorari
Dott.ssa Valentina Pecorari

La vulvodinia può presentarsi per la prima volta in gravidanza? «Questa patologia può presentarsi in tutte le fasi di vita di una donna, dall’età fertile alla menopausa. Quindi la risposa è sì, anche se la gestazione non crea mai la vestibolite vulvare dal nulla», risponde Valentina Pecorari, urologa specialista in salute del pavimento pelvico, vulvodinia e incontinenza.

«Di solito la gravidanza, che è un periodo delicato per il corpo femminile sia dal punto di vista psicologico che ormonale, riattiva una pregressa predisposizione genetica o una vestibolite vulvare misconosciuta o sottovalutata, oppure scatena un’ipersensibilità acquisita da una storia di infezioni ricorrenti o disfunzioni del pavimento pelvico. Succede più frequentemente nel primo trimestre poi, solitamente, il dolore aumenta come risultato dei cambiamenti nella fisiologia vaginale: cambi ormonali, riduzione del tessuto connettivo, aumento della tensione muscolare in preparazione del parto».

Perché accade? Spiega la specialista: «Il vestibolo è una delle zone più ormono-sensibili del corpo femminile. Durante la gravidanza, c’è un’alterazione dell’equilibrio ormonale immunologico e neurologico a livello della vulva. In particolare, aumenta il progesterone, cambia il rapporto tra i vari estrogeni e varia pure l’espressione dei recettori per i vari estrogeni. Il testosterone libero diminuisce. Tutto ciò si traduce in un epitelio vestibolare che diventa più sottile e vulnerabile. Si altera la produzione di collagene ed elastina, può aumentare la sensibilità dolorosa, cambia l’ecosistema dei batteri a livello vaginale e aumenta la suscettibilità a candida irritazioni e microtraumi».

Vulvodinia in gravidanza: come si cura?

I sintomi sono gli stessi delle donne non in dolce attesa, ma purtroppo la maggior parte dei farmaci (generalmente amitriptilina, gabapentin) non può essere usata in gravidanza, neanche a livello locale per i potenziali effetti collaterali sul feto. È importante quindi puntare innanzitutto sulle regole dietetiche e comportamentali atte a ridurre l’infiammazione e tenere sotto controllo il dolore.

L’equipe multispecialistica può, inoltre, indicare il protocollo più sicuro e adatto allo specifico caso, che può prevedere, a seconda dei casi, un programma di riabilitazione del pavimento pelvico, delle sedute di psicoterapia e alcune terapie locali e/o per bocca. «La spermidina locale in crema e la PEA per bocca sono quelle attualmente di elezione in gravidanza», spiega Pecorari.

«La prima è una molecola derivata dell’arginina (un amminoacido essenziale), particolarmente efficace nello stimolare il rinnovamento delle cellule e dei tessuti. Per la sua dimostrata azione trofica sui tessuti femminili quando rilasciata in complessi supramolecolari, viene utilizzata sotto forma di gel o creme da applicare localmente per trattare disturbi come dolore, bruciore vestibolare e dispareunia (dolore ai rapporti)». La palmitoiletanonolamide (PEA), invece, spesso in associazione ad altri attivi, può essere un ottimo coadiuvante nel controllo della risposta infiammatoria propria delle alterazioni neuropatiche proprie della vulvodinia. Può essere presa per bocca, sotto forma di integratore, o applicata localmente.

Conclusioni

La vulvodinia è una condizione pericolosa per la futura mamma o per il bebè? Di per sé no, ma un’adeguata diagnosi e un’assistenza medica puntuale e scrupolosa sono fondamentali. La comunità scientifica infatti segnala che la presenza di vulvodinia e vaginismo durante la gravidanza appare sottostimata rispetto alla popolazione generale.  La frequenza di casi riportati sembra essere aumentata negli ultimi decenni ed è associata a un maggiori rischi di morbilità materna e neonatale, legati nella maggior parte dei casi alle disfunzioni del pavimento pelvico riportate dalle donne e/o alla difficoltà di eseguire visite interne durante il travaglio per paura del dolore.