Uno studio condotto all’Università di Milano-Bicocca e pubblicato a marzo 2025 su BMC Psychology ha approfondito il vissuto delle donne affette da vulvodinia attraverso le loro stesse parole, mettendo in luce quanto questa condizione non sia solo un problema fisico, ma qualcosa che condiziona profondamente la femminilità e tutte le dimensioni di vita delle donne, dalla socialità alle relazioni intime.
Vulvodinia e malessere psicologico: cosa dicono gli studi
Già altri lavori avevano dimostrato la stretta associazione tra ansia e depressione, vulvodinia e funzionamento sessuale, suggerendo che combattere questi fattori potrebbe migliorare la qualità della vita complessiva delle donne affette da vulvodinia. Lo studio italiano, per la prima volta, racconta quello vissuto attraverso la voce delle donne stesse. Ha coinvolto 35 donne affette da vulvodinia e ha analizzato i fattori che possono incidere sulla loro salute psicologica.
È emersa innanzitutto una diffusa mancanza di conoscenza della patologia stessa da parte della comunità scientifica, che ritarda le diagnosi e porta a una “delegittimazione” del dolore, spesso minimizzato dai medici o dai familiari. Questo è un elemento cruciale di sofferenza per le malate. D’altro canto, tra i fattori positivi per la salute mentale delle donne, sono stati identificati due elementi: la capacità, da parte delle donne stesse, di trovare alternative sessuali soddisfacenti al rapporto completo, spesso vissuto con dolore, e il supporto psicologico ottenuto nei gruppi online di pazienti. Entrambe queste strategie sono state identificate come determinanti per il loro benessere psicologico.
Vulvodinia: i sentimenti più comuni delle donne
Una parte importante del lavoro è stata dedicata all’analisi del vissuto interiore delle donne dopo la diagnosi di vulvodinia: in particolare, gli scienziati hanno voluto illustrare come la malattia possa riscrivere completamente la percezione che le donne hanno di se stesse e della propria femminilità. Ecco quali sono le sensazioni più comuni riportate dalle intervistate.
1. Un rapporto disfunzionale con il proprio corpo. Le donne descrivono un rapporto di crisi profonda con il proprio corpo. L’atto sessuale smette di essere associato al piacere o alla procreazione per diventare un “nemico“, che causa dolore e sofferenza. Emerge un forte senso di alienazione: il corpo viene percepito come un oggetto “estraneo”, su cui non si ha più controllo.
2. Un senso di svalutazione come donna e come madre. Il dolore porta a sentirsi una donna a metà, incompleta, inadeguata. Una delle metafore più ricorrenti riportata nelle interviste è quella dell’orologio rotto, un ingranaggio non più perfetto come alla nascita, ma a cui ora manca il pezzo più importante.
Questa sensazione di inadeguatezza si estende al ruolo materno: chi non ha figli teme di essere “troppo fragile” per prendersi cura di qualcun altro, mentre la madri provano un profondo senso di colpa. La stanchezza e la frustrazione causate dal dolore cronico fanno temere loro di non essere mamme sufficientemente efficienti e performanti, capaci di accudire i figli, di giocare e intrattenersi con loro, per via dei sintomi della malattia e del malessere associato.
3. La scoperta di nuovi aspetti di sé. Nonostante la sofferenza, alcune donne riferiscono una nuova prospettiva più positiva e ottimista: la malattia le ha costrette a scoprire una tenacia e una forza che non sapevano di avere. Questo percorso ha permesso ad alcune di imparare a distinguere ciò che è veramente importante nella vita, dando loro una sorta di “vantaggio” esistenziale nella gestione dei problemi quotidiani.
Vulvodinia e benessere psicologico: l’importanza di un approccio multidisciplinare
In sintesi, lo studio mostra come la vulvodinia costringa a una faticosa ma necessaria ricostruzione dell’io, che passa da una sensazione di lutto per la percezione di un corpo malato, imperfetto, non funzionante, alla ricerca di nuove forme di ricostruzione personale.
Gli autori della ricerca, preso atto dei risultati che confermano il forte impatto psicologico della vulvodinia, hanno ribadito la necessità di un approccio multidisciplinare nei confronti di una patologia così complessa, nonché di interventi psicologici mirati e puntuali, che coinvolgano quando possibile e se necessario anche i partner, per combattere il senso di isolamento e di frustrazione vissuto dalla donna, sia prima che dopo la diagnosi.